{"id":991,"date":"2017-11-30T15:08:10","date_gmt":"2017-11-30T14:08:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatoriodiscriminazioni.org\/?p=991"},"modified":"2021-04-13T18:32:44","modified_gmt":"2021-04-13T16:32:44","slug":"donne-e-lavoro-negli-scritti-di-giuseppe-pera-professoressa-patrizia-tullini-professoressa-ordinaria-dpartimento-scienze-giuridiche-universita-di-bologna","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.osservatoriodiscriminazioni.org\/index.php\/2017\/11\/30\/donne-e-lavoro-negli-scritti-di-giuseppe-pera-professoressa-patrizia-tullini-professoressa-ordinaria-dpartimento-scienze-giuridiche-universita-di-bologna\/","title":{"rendered":"&#8220;Donne e lavoro negli scritti di Giuseppe Pera&#8221;- Professoressa Patrizia Tullini, Professoressa Ordinaria Dipartimento Scienze Giuridiche, Universit\u00e0 di Bologna."},"content":{"rendered":"<p>1.Donne, lavoro e famiglia: a partire dalla rilettura dei primi scritti. \u2013 2. La parit\u00e0 di genere e la logica delle situazioni reali. \u2013 3. La condizione delle donne nel lavoro e nella societ\u00e0: il discorso giuridico e l\u2019autobiografia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1.Il compito \u00e8 davvero arduo, e persino rischioso: troppo facile cadere in una rappresentazione riduttiva, semplificatrice e, in fondo, falsata del pensiero del Maestro in un ambito scientifico e culturale cos\u00ec sensibile, ma soprattutto cos\u00ec inevitabilmente intriso di storia personale e di vicende vissute, di intime convinzioni, di retaggi educativi ed influenze ambientali.<\/p>\n<p>Il discorso non pu\u00f2 che partire dalla rilettura degli scritti e tentare di richiamare le sue parole senza troppe alterazioni, per evitare che l\u2019interprete di oggi ne soverchi troppo il significato. Del resto, la franchezza del suo pensiero &#8211; che si sottrae consapevolmente (e quasi orgogliosamente) a qualsiasi genere di schermatura \u2013 e il nitore delle pagine impediscono ogni sforzo di oltrepassamento, o peggio, di dietrologia.<\/p>\n<p>Pera affront\u00f2 la questione della &lt;&lt;specifica considerazione della donna lavoratrice nel nostro ordinamento&gt;&gt; sin dagli anni Sessanta del vecchio secolo, con un saggio pubblicato sul Foro italiano e intitolato <em>Le condizioni della donna lavoratrice<\/em> ([1]). Lo studio riproduce la relazione introduttiva ad un convegno organizzato dal Movimento femminile del Partito socialista ed \u00e8 il frutto d\u2019una riflessione di taglio squisitamente storico-politico del giovane Pera-giurista, sebbene egli dichiari in premessa di voler accantonare le ipotesi di risoluzione di &lt;&lt;questo grosso problema&gt;&gt;, sottraendosi alle scelte di valore proposte nell\u2019ambito di differenti (e &lt;&lt;contrastanti&gt;&gt;) ideologie. \u00c8 ovvio, per\u00f2, che il suo schermirsi vale solo come <em>caveat <\/em>rispetto ad un possibile condizionamento ideologico, e non gl\u2019impedisce affatto di prender posizione \u2013 magari al di l\u00e0 delle intenzioni professate &#8211; sui diversi problemi agitati in quel periodo (alle soglie del \u201968) dalle forze politico-sindacali e &lt;&lt;dalle istanze rappresentative del mondo femminile&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Lo stile diretto e &lt;&lt;senza inutili sovrabbondanze&gt;&gt; privilegiato da Pera lo conducono ad affrontare in modo risoluto il fenomeno dell\u2019ingresso delle donne nel mercato del lavoro, analizzando il ruolo lavorativo &lt;&lt;innanzi al matrimonio, alla gravidanza e al puerperio&gt;&gt; con un\u2019immediatezza un po\u2019 brusca del lessico che si pu\u00f2 presumere fosse tutt\u2019altro che usuale all\u2019epoca. E poich\u00e9 non si pu\u00f2 neppure immaginare \u2013 considerata la forte personalit\u00e0 dell\u2019uomo e del giurista &#8211; che lo scopo dell\u2019esplicito disvelamento del linguaggio fosse quello di <em>\u00e9pater le bourgeois<\/em>, si deve dar atto della (istintiva) volont\u00e0 di&nbsp; non eludere alcuna delle questioni che si pongono &lt;&lt;in termini di concreta esperienza&gt;&gt;, cos\u00ec da inseguirle sul terreno giuridico ma anche su quello della medicina sociale e del lavoro.<\/p>\n<p>Quel pensiero fu poi sviluppato in altri scritti successivi, anche se rimase sostanzialmente fermo nell\u2019impostazione originaria e nello sviluppo argomentativo sino al saggio dal titolo <em>Sulla questione femminile<\/em>, pubblicato dalla Rivista italiana di Diritto del Lavoro nel 1996 ([2]). Il medesimo pensiero si trova riepilogato e sintetizzato anche nelle diverse edizioni del suo Manuale, nell\u2019apposito capitolo dedicato alla \u201cDonna e il lavoro\u201d, in una forma ben poco indulgente e incline alle semplificazioni ad uso didattico, ma \u2013 al contrario \u2013 corredata da ampie citazioni di opere storico-politiche, di saggi sociologici e filosofici, di riferimenti letterari (a differenza delle trattazioni pi\u00f9 neutre di molti manuali dello stesso periodo).<\/p>\n<p>E infatti, Pera ha sempre collocato il tema dell\u2019occupazione femminile e della partecipazione al mercato del lavoro nell\u2019ampio contesto relativo alla condizione della donna nella societ\u00e0 e in una prospettiva emancipatoria, sulla quale &lt;&lt;\u00e8 difficile far i profeti&gt;&gt;, ma di cui ravvisava segnali inequivocabili nei rivolgimenti d\u2019una &lt;&lt;realt\u00e0 in movimento entro la quale, per la forza ineluttabile delle cose tutti i dati sono scossi&gt;&gt; ([3]). Vero \u00e8 che l\u2019emancipazione della donna, nella rappresentazione di Pera, aveva poco a che vedere con l\u2019idea della parit\u00e0 tra i generi e con un indirizzo assiologico dello sviluppo sociale, attenendo soprattutto alla concreta garanzia che, nei fatti, la donna potesse partecipare alle diverse attivit\u00e0 esercitate dall\u2019uomo senza subire limiti o impedimenti a causa della &lt;&lt;funzione naturale&gt;&gt; svolta all\u2019interno della famiglia.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il principale punto di osservazione dal quale Pera ha guardato, sin dai primi scritti, la questione dell\u2019occupazione femminile. Nella legislazione e nella societ\u00e0 egli individua due tendenze: la prima \u00e8 finalizzata alla protezione della donna nello svolgimento del rapporto di lavoro in occasione dell\u2019evento della maternit\u00e0; la seconda riguarda, in termini pi\u00f9 generali, &lt;&lt;la causa dell\u2019emancipazione della donna&gt;&gt; per l\u2019affermazione della persona in ogni suo aspetto. In questa seconda dimensione, Pera rievoca la parabola del pensiero socialista ortodosso, d\u2019ispirazione marxista, al quale attribuisce la maggiore chiarezza nel definire i presupposti necessari per la realizzazione del processo d\u2019emancipazione. Un po\u2019 sorprendentemente e senza l\u2019imbarazzo di nostalgie culturali novecentesche, nel Manuale riproduce alla lettera un lungo passo della \u201cRivoluzione tradita\u201d di Trotsky ([4]) secondo il quale l\u2019emancipazione femminile si lega&nbsp; all\u2019evoluzione e al superamento del modello familiare classico, precisando che quel progetto politico quasi subito fu &lt;&lt;inevitabilmente&gt;&gt; abbandonato.<\/p>\n<p>Tanto volle andar a fondo nell\u2019indagare la compatibilit\u00e0 tra lavoro e famiglia che, in modo abbastanza inconsueto per un giuslavorista, in diversi scritti Pera s\u2019\u00e8 soffermato sull\u2019idea di famiglia e sulla sua crisi ([5]), per abbracciare una concezione storicistica che oggi diremmo attuale, osservando come \u2013 anzich\u00e9 generalizzare e parlare in astratto \u2013 sarebbe pi\u00f9 corretto ammettere che vi sono diversi tipi e forme di convivenza determinate dalle vicende evolutive della societ\u00e0. Cos\u00ec, non parendogli esservi altri ostacoli alla partecipazione delle donne nel mondo del lavoro se non la funzione che la natura e soprattutto la storia le hanno assegnato nell\u2019ambito della famiglia, ha sollecitato l\u2019intervento pubblico e la predisposizione di servizi sociali in grado di eliminare o ridurre il peso del doppio servizio che incombe sulle donne dentro e fuori le mura domestiche. Perch\u00e9, se \u00e8 vero che la societ\u00e0 muove spontaneamente in questa direzione, \u00e8 auspicabile che le scelte politiche agevolino in modo responsabile tale indirizzo.<\/p>\n<p>Non si potr\u00e0 negare che questo approdo costituisse gi\u00e0 un progresso pi\u00f9 che significativo rispetto alla visione corrente che, solo fino a qualche anno prima, impostava la questione politico-legislativa della donna lavoratrice in termini di minorit\u00e0 fisica, di necessit\u00e0 fisiologiche connesse alla funzione riproduttiva o addirittura di protezione dell\u2019integrit\u00e0 morale del secondo sesso ([6]). Al riguardo la posizione laica di Pera non ha esitazioni nel denunciare che il divieto di lavoro notturno delle donne non ha pi\u00f9 alcuna giustificazione (&lt;&lt;ammesso che l\u2019abbia avuta in passato&gt;&gt;) ([7]) e le sue parole sono nette nel condannare certe motivazioni integraliste che hanno alla base &lt;&lt;una considerazione assai meschina, moralmente insultante e discriminatrice&gt;&gt; ([8]).<\/p>\n<p>2. Dalla premessa della compatibilit\u00e0 tra lavoro e famiglia muove la critica di Pera al dibattito svoltosi in Assemblea costituente in relazione al testo dell\u2019art. 37, co. 1, Cost.: perch\u00e9 se \u00e8 condivisibile l\u2019affermazione del principio di parit\u00e0 di trattamento tra lavoratori e lavoratrici a parit\u00e0 di lavoro, per nulla accettabile gli appare la &lt;&lt;formula generalissima del contemperamento tra esigenze familiari e quelle di lavoro&gt;&gt;. Quella proposizione &nbsp;&#8211; dichiara senza mezzi toni nelle pagine del Manuale &#8211; corrisponde &lt;&lt;alla visione tradizionale&nbsp; del moderatismo conservatore e, in particolare, a quella del pensiero cattolico tradizionale&gt;&gt; che intende come &lt;&lt;specifica e caratteristica della donna la funzione familiare, in termini di essenzialit\u00e0&gt;&gt; ([9]). Cos\u00ec, preso alla lettera, il dettato costituzionale gli appare agli antipodi rispetto alla rivendicazione della parit\u00e0 di genere e ai programmi dell\u2019emancipazione femminile.<\/p>\n<p>La questione \u2013 secondo Pera &#8211; &lt;&lt;\u00e8 in termini teorici evanescente&gt;&gt; e va vista realisticamente in una prospettiva diversa rispetto alla formula costituzionale, ritenuta di &lt;&lt;valore eminentemente ideologico&gt;&gt;. \u00c8 la forza delle cose a dimostrare che il lavoro esterno condiziona in concreto la famiglia e le sue forme storicamente determinate. Di pi\u00f9, la famiglia \u00e8 una &lt;&lt;variabile dipendente&gt;&gt; e condizionata dalla posizione della donna nel mercato del lavoro: nella realt\u00e0 il lavoro esterno condiziona la famiglia e non viceversa ([10]). Quindi, si smetta d\u2019ingannarsi con le parole e si guardino i fatti del mondo.<\/p>\n<p>E\u2019 probabile che riguardo al dibattito svoltosi nell\u2019Assemblea costituente Pera avesse pi\u00f9 di qualche ragione, e fosse fondata la critica radicale ad un testo costituzionale che prese avvio dalla riconferma delle tradizionali strutture familiari e sociali, senza nemmeno considerare la possibilit\u00e0 d\u2019una evoluzione di tali assetti. Senonch\u00e9 il suo radicalismo si ferma qui. Del resto, l\u2019idea che si potessero condividere i pesi e bilanciare le responsabilit\u00e0 familiari per consentire l\u2019eguale partecipazione di entrambi i generi al mercato del lavoro era ancora molto lontana dall\u2019orizzonte intellettuale e culturale dell\u2019intera societ\u00e0, figuriamoci dall\u2019orizzonte giuridico.<\/p>\n<p>Nella sua visione &lt;&lt;\u00e8 la logica della situazioni reali che conta e non altro&gt;&gt;. Bisogna dunque prender atto, scrive Pera, che c\u2019\u00e8 una tendenza spontanea nel mercato del lavoro che porta a vanificare la disciplina protettiva della donna-lavoratrice, mentre l\u2019incremento progressivo della tutela legislativa, con la quale dagli anni Settanta s\u2019\u00e8 tentato di contrastare tale tendenza, rischia di operare come un <em>boomerang<\/em>, ingenerando spinte contrarie all\u2019occupazione femminile.<\/p>\n<p>Col passare del tempo l\u2019invito costante e sollecito, che si trovava nei primi scritti, a considerare i dati della realt\u00e0 e i processi sociali in corso, finisce per tracimare in un atteggiamento disilluso e quasi rinunciatario. Non che non ve ne fossero le ragioni, e giustamente Pera osserva che, a parte le conquiste &lt;&lt;formali&gt;&gt; attuate dalla legge n. 903 del 1977 e dai successivi svolgimenti normativi, &lt;&lt;in termini sostanziali la causa dell\u2019emancipazione femminile batte il passo&gt;&gt; ([11]).<\/p>\n<p>Delle due tendenze legislative individuate da Pera &#8211; quella che punta alla tutela dell\u2019evento della maternit\u00e0 e quella che promuove l\u2019emancipazione e la parit\u00e0 di genere &#8211; non c\u2019\u00e8 dubbio che condividesse soprattutto la prima, forse ritenendo la prospettiva della \u201ctutela\u201d come pi\u00f9 realistica, e in fondo quella realizzabile dal diritto. Sulla legislazione protettiva della maternit\u00e0, dunque, ha concentrato i suoi studi con pubblicazioni in varia forma: basta citare i commenti relativi alle garanzie per la lavoratrice-madre in caso di licenziamento, con un\u2019attenzione particolare (e abbastanza rara) alle donne poste ai margini del mercato del lavoro (come le domestiche). Un\u2019attenzione che probabilmente pu\u00f2 spiegarsi in molti modi: dal gusto del particolare, anche cronachistico, sino alla conoscenza enciclopedica del panorama giurisprudenziale senza segregazioni tematiche ([12]).<\/p>\n<p>In tempi pi\u00f9 recenti, con la consueta sincerit\u00e0 e immediatezza Pera ha affrontato anche il tema delle azioni positive e della legge n. 125 del 1991 per confessare come &#8211; &lt;&lt;per inadeguatezza personale&gt;&gt; &#8211; considerasse quella normativa &lt;&lt;assai misteriosa&gt;&gt; ([13]). L\u2019emarginazione femminile nel lavoro \u00e8 persistente e va denunciata, ma deriva da fattori sociali rispetto ai quali le azioni positive costituiscono degli strumenti ambivalenti. L\u2019atteggiamento rinunciatario e un po\u2019 misoneista prende corpo nelle chiose del Manuale, in cui Pera lamenta tutta &lt;&lt;la nebbia che \u00e8 attorno&gt;&gt; e lascia intravedere un certo disinteresse da parte sua, quasi certamente giustificato dal contenzioso assai scarso che provava la materia della necessaria concretezza.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, quella legislazione si allontanava dai presupposti e dalle convinzioni che aveva maturato in anni lontani e, in definitiva, dev\u2019essergli sembrata troppo artificiosa e velleitaria la pretesa d\u2019alterare la realt\u00e0 delle cose attraverso misure di diritto diseguale. Secondo il suo costume, tuttavia, Pera non evita di prendere avventurosamente posizione nel dibattito sugli obiettivi e sull\u2019utilit\u00e0 delle azioni positive &#8211; che peraltro tende ad indentificare quasi esclusivamente con il meccanismo delle quote a favore delle donne ([14]) &#8211; dichiarando di preferire, nei panni di una lavoratrice, una conquista della parit\u00e0 &lt;&lt;per merito intrinseco, non per previsione legale o per fatto del principe&gt;&gt; ([15]).<\/p>\n<p>Ovviamente la polemica sull\u2019utilizzo dello strumento legislativo per il perseguimento delle finalit\u00e0 di emancipazione delle donne era (ed \u00e8) ben pi\u00f9 antica, risalente allo scontro di idee nel contesto storico-politico del socialismo e dei movimenti femministi ([16]). Ma la&nbsp;reazione di Pera non allude a reminiscenze storiografiche e sembra piuttosto motivata dal sentire personale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>Forse perch\u00e9 il linguaggio \u00e8 stato cos\u00ec esplicito e diretto, talvolta persino ruvido, la riflessione scientifica di Pera sul lavoro delle donne ha suscitato diverse critiche e non \u00e8 piaciuta a tanti. Del resto, egli ha vissuto fino in fondo la dicotomia tra lo scienziato del diritto, che censura l\u2019arretratezza del dibattito costituzionale, e l\u2019uomo del suo tempo, del pieno Novecento, che eccede nel realismo quando scrive che la donna \u00e8 in una posizione di sicuro svantaggio nella societ\u00e0 e nel lavoro ma il diritto non pu\u00f2 fare molto se non mutano le strutture sociali di base.<\/li>\n<\/ol>\n<p>E tuttavia, non si pu\u00f2 rimproverare a Pera di essersi arreso alla concezione che correva da secoli nell\u2019ambiente delle sue origini. Anche perch\u00e9 ne era perfettamente consapevole, e persino fiero, come lui stesso afferma in chiusura del libro autobiografico <em>Il figliuolo di Giovannin di Nunziata<\/em>: &lt;&lt;con tutta la mia storia spesso di ribellioni, debbo per\u00f2 dire che con l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0 mi sono accorto d\u2019essere in sostanza della stessa stoffa di quella gente &gt;&gt; ([17]).<\/p>\n<p>Ma anche questa nota autobiografica \u2013 che suona come un\u2019attestazione d\u2019affetto per quell\u2019angolo di terra dov\u2019era &lt;&lt;particolarmente felice&gt;&gt; d\u2019aver vissuto e di poter vivere \u2013 costituisce una sintesi o una rappresentazione di s\u00e9 molto incompleta, che non deve trarre in inganno. Il piacere della narrazione autobiografica, che s\u2019era tenuto dentro &lt;&lt;per tutta la vita, in un crescendo col passare dell\u2019et\u00e0&gt;&gt;, non riesce a celare il fatto che la caparbia immedesimazione con l\u2019ambiente lucchese dell\u2019inizio Novecento \u00e8 soprattutto il frutto nostalgico d\u2019un mondo che egli riconosce ormai come &lt;&lt;largamente superato&gt;&gt; ([18]). Un mondo dominato da un certo senso delle proporzioni e dei rapporti umani, anche fra i generi, di cui vuole conservare memoria attraverso una forma letteraria che ricorda da vicino il violento e malinconico <em>pamphlet<\/em> di Curzio Malaparte \u201cMaledetti toscani\u201d([19]).<\/p>\n<p>Si deve allora rifiutare l\u2019immagine appiattita che lo stesso Pera tende ad offrire di s\u00e9 al lettore, trascurando le innumerevoli essenziali sfumature della sua personalit\u00e0 e del suo pensiero.<\/p>\n<p>\u00c8 stato delicato e commosso nel ricordo della Madre, che ha affidato al libro autobiografico: a lei ha dedicato pagine piene di rispetto, ma anche di denuncia della difficile e ingiusta condizione femminile dell\u2019epoca ([20]).<\/p>\n<p>E\u2019 stato fedele e riconoscente nell\u2019omaggio scientifico e umano rivolto alla Maestra Luisa Riva Sanseverino, che Pera chiamava \u201cSignora\u201d, perch\u00e9 \u2013 ebbe a scrivere in occasione del breve bilancio personale coinciso con l\u2019ultima lezione universitaria &#8211; &lt;&lt;mi fu assai pi\u00f9 che maestra&gt;&gt; ([21]). E poi, nel necrologio pubblicato &lt;&lt;come per un segno del destino&gt;&gt; in apertura della sua direzione della Rivista italiana di diritto del lavoro, \u00e8 l\u2019Allievo che parla della Maestra durante i trentasei anni di sodalizio, &lt;&lt;con tutta l\u2019intensit\u00e0 affettiva di un rapporto che pu\u00f2 ben dirsi filiale, per ricordare cosa \u00e8 stata Lei per lui&gt;&gt; e per proclamare l\u2019impegno, &lt;&lt;come amorosamente si vorrebbe&gt;&gt;, che quella scuola potesse continuare al di l\u00e0 della morte ([22]).<\/p>\n<p>E\u2019 stato capace d\u2019ammirazione e d\u2019un riconoscimento pubblico, pi\u00f9 volte reiterato, nei confronti delle donne magistrato ([23]), delle Allieve e delle Colleghe, sottolineando che queste affrontano maggiori difficolt\u00e0 rispetto agli uomini perch\u00e9 &lt;&lt;nel lavoro intellettuale l\u2019impegno non ha mai fine&gt;&gt; ([24]). Memorabile \u00e8 l\u2019aneddoto con il quale svergogn\u00f2 Virgilio Andrioli \u2013 che pure soleva definire &lt;&lt;un mio venerato maestro&gt;&gt; &#8211; per il commento rozzamente maschilista riferito ad un\u2019autorevole Collega giuslavorista, aggiungendo che &lt;&lt;spesso molti uomini hanno, rispetto alle donne, un cervello di gallina&gt;&gt; ([25]).<\/p>\n<p>Quelle che, un po\u2019 superficialmente, possono apparire come manifestazioni contraddittorie dell\u2019uomo e del giurista costituiscono, invece, i punti fermi della sua visione del mondo. Segnali profondi d\u2019una complessit\u00e0 che, probabilmente, Pera ha nascosto o addirittura esorcizzato dietro quel suo desiderio di raccontare e di raccontarsi che nel tempo lo ha incalzato in misura crescente.<\/p>\n<p>Eppure, qualcuno potrebbe addebitargli di non aver saputo incidere sulla prospettiva culturale e giuridica del suo tempo: di aver considerato l\u2019esigenza di protezione della lavoratrice-madre, ma non anche il diritto alla parit\u00e0 e alla valorizzazione delle differenze di genere. Nel suo pensiero ha prevalso l\u2019idea che ci\u00f2 che \u00e8 nel sociale \u00e8 reale e sostanzialmente inevitabile, magari \u00e8 modificabile, ma a prescindere dal contributo decisivo del diritto del lavoro.<\/p>\n<p>Avremmo forse voluto che fosse pi\u00f9 aderente alla modernit\u00e0; pi\u00f9 deciso nell\u2019abbracciare la causa della parit\u00e0 di genere; pi\u00f9 pronto ad infrangere certi tab\u00f9 sociali, come ad esempio quando scrisse della minigonna negli ambienti di lavoro ([26]). In breve, avremmo voluto che fosse capace di antivedere e, nostro malgrado, siamo tentati di leggere le sue riflessioni e gli scritti con il senno del dopo.<\/p>\n<p>E tuttavia, questa particolare virt\u00f9 dell\u2019anticipazione tanti giuslavoristi non saprebbero attribuirla a se stessi. La mancanza d\u2019entusiasmo \u2013 o addirittura la tiepidezza \u2013 per la causa della parit\u00e0 di genere \u00e8 un rimprovero che potrebbe valere per molti. Quel forte impegno intellettuale per l\u2019uguaglianza tra i sessi nel lavoro e nella societ\u00e0, che \u00e8 ingeneroso pretendere da chi ci ha preceduto, dovremmo invece richiederlo con pi\u00f9 chiarezza e con pi\u00f9 energia a chi ci \u00e8 contemporaneo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a><\/p>\n<p>[1] G. Pera, <em>Le condizioni della donna lavoratrice<\/em>, in <em>Foro it<\/em>., 1967, V, c. 56 ss.<\/p>\n<p>[2] G. Pera, <em>Sulla questione femminile<\/em>, in <em>Riv. it. Dir. lav<\/em>., 1996, I, p. 221 ss.<\/p>\n<p>[3] G. Pera, <em>Le condizioni della donna lavoratrice<\/em>, cit.<\/p>\n<p>[4] L. Trotsky, <em>La rivoluzione tradita<\/em>, Schwarz, Milano, 1956, p. 135 ss.<\/p>\n<p>[5] G. Pera, <em>La donna tra famiglia e lavoro<\/em>, in <em>Dir. lav<\/em>., 1964, I, p. 18 ss.; ID., <em>Osservazioni sulla crisi della famiglia e sui<\/em> <em>problemi di riforma del relativo diritto<\/em>, <em>in Famiglia e societ\u00e0 sarda<\/em>, Milano, Giuffr\u00e8, 1971, p. 517.<\/p>\n<p>[6] Sulla diffusione delle &lt;&lt;risibili teorie dell\u2019inferiorit\u00e0 biologica delle donne&gt;&gt; a cavaliere tra Ottocento e Novecento, e della loro confutazione da parte delle protagoniste del femminismo, cfr. M.V. Ballestrero, <em>Anna Kuliscioff, il lavoro e la cittadinanza delle donne: Uno sguardo dal presente<\/em>, in <em>Lav. dir.<\/em>, 2017, p. 205 ss.<\/p>\n<p>[7] Salvo poi ripensarci quando, molto pi\u00f9 tardi, fu la parte datoriale a battersi per la liberalizzazione del divieto e Pera &lt;&lt;da inguaribilmente riformista e moderato&gt;&gt; sbotta: &lt;&lt;per una volta tanto, sono col Papa&gt;&gt;: G. Pera, <em>Noterelle. Diario di un ventennio<\/em>, Giuffr\u00e9, Milano, 2004, p. 119.<\/p>\n<p>[8] G. Pera, <em>Le condizioni della donna lavoratrice<\/em>, cit.<\/p>\n<p>[9]&nbsp;&nbsp; G. Pera \u2013 M. Papaleoni, <em>Diritto del lavoro<\/em>, 7\u00b0 ed., Cedam, Padova, 2003, p. 416<\/p>\n<p>[10] G. Pera \u2013 M. Papaleoni, <em>op. cit<\/em>.,&nbsp; p. 417<\/p>\n<p>[11] G. Pera \u2013 M. Papaleoni, <em>op. cit<\/em>., p. 422.<\/p>\n<p>[12] Cfr., ad es., G. Pera, <em>Le domestiche e il divieto di licenziamento per gravidanza<\/em>, in <em>Riv. it. Dir. lav<\/em>., 1994, II, p. 439 ss.; Id., <em>Ancora un incidente di costituzionalit\u00e0 sulla licenziabilit\u00e0 delle domestiche gravide<\/em>, <em>iv<\/em>i, 1995, II, p. 731 ss.<\/p>\n<p>[13] G. Pera \u2013 M. Papaleoni, <em>op. cit<\/em>., p. 424.<\/p>\n<p>[14] G. Pera, <em>Le donne nelle liste elettorali<\/em>, in <em>Giust. Civ<\/em>., 1995, I, p. 2587 ss.<\/p>\n<p>[15] G. Pera \u2013 M. Papaleoni, <em>op. cit<\/em>., p. 425.<\/p>\n<p>[16] Si veda l\u2019interessante ricostruzione di M.V. Ballestrero, <em>op. cit.<\/em>, p. 209 ss. e ivi puntualissime citazioni storiografiche.<\/p>\n<p>[17] G. Pera, <em>Il figliuolo di Giovannin di Nunziata<\/em>, Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca, 1994, p. 95.<\/p>\n<p>[18] G. Pera, <em>Il figliuolo di Giovannin di Nunziata<\/em>, cit., pp. 93-96.<\/p>\n<p>[19] C. Malaparte, <em>Maledetti toscani<\/em>, Adelphi, Milano, 2017, spec. p. 141: &lt;&lt;il mondo in cui i toscani vivono \u00e8 un mondo umano, il pi\u00f9 umano tra tutti quelli in cui vivono i varii popoli. Un mondo dove ogni soggetto, ogni persona, ogni elemento, ogni forza, ogni animale o pianta ha il suo posto, non assegnato dalle sole leggi della natura, ma dalle leggi dell\u2019uomo, da quelle, specialmente, cui presiede la particolare ragione dei toscani, una ragione senza fantasia&gt;&gt;.<\/p>\n<p>[20] G. Pera, <em>Il figliuolo di Giovannin di Nunziata<\/em>, cit., p. 30 ss.<\/p>\n<p>[21] G. Pera, Noterelle. Diario di un ventennio, Giuffr\u00e9, Milano, 2004, p. 339.<\/p>\n<p>[22] G. Pera, <em>Luisa Gilardi Riva Sanseverino. La Maestra e il programma<\/em>, in <em>Riv.it.dir.lav.<\/em>, 1985, I, p. 3.<\/p>\n<p>[23]G. Pera, <em>Sulla questione femminile<\/em>, cit., p. 22.; Id., <em>Noterelle. Diario di un ventennio<\/em>, cit., p. 206.<\/p>\n<p>[24] G. Pera, <em>Noterelle. Diario di un ventennio<\/em>, cit., p. 33.<\/p>\n<p>[25] G. Pera, <em>Sulla questione femminile<\/em>, cit.<\/p>\n<p>[26] G. Pera, <em>La minigonna negli ambienti di lavoro<\/em>, in <em>Giust. Civ<\/em>., 1995, I, p. 2269 ss.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1.Donne, lavoro e famiglia: a partire dalla rilettura dei primi scritti. \u2013 2. 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